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LA VOCE DEL DEPUTATO - Conciliazione (tra tempi di vita e di lavoro) :

Conciliazione (tra tempi di vita e di lavoro)

Data: 21/06/2007 13:40

I sistemi di welfare devono incoraggiare il lavoro. Ma per fare ciò il lavoro non deve incidere negativamente sui tempi di vita né pregiudicare valori la cui realizzazione è essenziale per una società bene ordinata.

Anzitutto bisogna affrontare i temi vecchi e nuovi della tutela del lavoro femminile. Un basso tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro costituisce uno spreco di risorse. Una politica per le famiglie ben strutturata potrebbe incoraggiare la partecipazione e aumentare la probabilità che i giovani decidano di avere figli. L'assistenza all'infanzia è a tal fine fondamentale.

Se non esiste un'assistenza per l'infanzia sicura e a costi accessibili, le madri (e in alcuni casi i padri) avranno pochi incentivi a lavorare. Anche gli assegni per i figli che coprano alcune delle spese dei genitori sono importanti, così come un sistema fiscale individuale che eviti di imporre le tasse marginali più alte al reddito più basso nella famiglia.

Non saranno certo solo gli incentivi economici a fare nascere più bambini, ma se un'ampia percentuale della popolazione giovane ritiene di non potersi permettere di crescere i propri figli (dedicando ad essi il tempo necessario per un'educazione che impegni entrambi i genitori) e che la madre debba abbandonare le proprie ambizioni lavorative, allora sarà necessario ridurre i disincentivi se vogliamo fare salire i tassi di nascita.

Migliorare la qualità della vita a partire dagli orari e dai tempi che la caratterizzano richiede una grande capacità di investimento attraverso l’attivazione di risorse e conoscenze diffuse nel tessuto sociale e la previsione di adeguati spazi e strumenti per la rilevazione e l’analisi delle diverse proposte. Ancor oggi il problema della conciliazione è affrontato in modo marginale, è un problema “giovane” e viene risolto in modo individuale: gli asili nido sono carenti, le famiglie si rivolgono ai nonni, alla baby sitter quando se la possono permettere o, purtroppo, sacrificano il lavoro della donna, che è nella maggior parte dei casi quello che produce minor reddito. La Legge 53 del 2000 si propone di promuovere la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, una legge che non deve essere pensata come una legge a “sostegno delle donne” ma per la famiglia e la società nella sua interezza prendendo in esame i congedi parentali, i congedi per la formazione continua, il coordinamento dei tempi di funzionamento delle città. Ecco perché sono necessarie sperimentazioni di azioni mirate a promuovere azioni family e personal friedly attraverso la progettazione e attivazione di interventi innovativi e flessibili che valorizzino le specificità territoriali e rappresentino i bisogni di conciliazione e riequilibrio delle responsabilità familiari tra i sessi.

Il modello di welfare che consente di conciliare lavoro e famiglia è ricco di indicazioni nel senso di facilitare chi desidera avere dei figli e coniugare la vita lavorativa con la famiglia.

Le tariffe ridotte e fisse per l'assistenza all'infanzia mirano a ridurre i grossi effetti marginali che derivano da qualunque sistema correlato al reddito e a ridurre i costi. In particolare si è prolungato il tempo che ciascun genitore ha il diritto di trascorrere a casa con i propri figli neonati fino a tre mesi con l'80% del reddito coperto dall'assicurazione parentale. A breve termine questo riduce l'offerta di manodopera, ma a lungo termine ha un effetto positivo in quanto permette di trascorrere, sia alle madri che ai padri, una naturale quantità di tempo con i figli neonati senza smettere di lavorare o ridurre le ore di lavoro. Questo intende anche aumentare la partecipazione dei padri. Lo stesso genitore può utilizzare fino a 11 mesi e, quindi, i padri hanno un forte incentivo a chiedere almeno due mesi di congedo parentale.

Insomma occorre che il nuovo welfare si faccia carico nell'ambito dei nuovi rischi della difficoltà di conciliare lavoro e "casa", vita professionale (incluse le aspirazioni di carriera) e vita familiare, soprattutto per le donne.

Attraverso strategie di politica sociale adeguate si riuscirà a tutelare le madri che lavorano e le famiglie a doppio reddito.

Da anni si stanno facendo in Italia ricerche sui processi di cambiamento della società complessa, a partire dall’approccio culturale legato alla distribuzione sociale ed individuale del tempo. Questa categoria di interpretazione può essere letta sia come “tempo di vita” e, quindi, soprattutto come strategia di rapporti tra sfera della produzione e della riproduzione, ma anche semplicemente come possibilità di accesso al sistema dei servizi e, quindi, soprattutto come risorsa e soddisfacimento di bisogni. Questa duplicità del piano dei tempi (domanda e offerta) costituisce il tramite tra i cittadini/e e le Istituzioni nell’ambito di un cambiamento delle politiche degli orari: è, quindi, uno strumento necessario per il buon governo della città. La città è il luogo di incontro di esperienze, culture, ritmi, tempi e stili di vita, è il luogo dell’interazione sociale, dello sviluppo dei rapporti interpersonali; è uno spazio fisico, cognitivo, affettivo, relazionale, esistenziale, dove anche i bisogni inediti possono/devono trovare cittadinanza. Un ambiente sociale “amichevole” passa però attraverso l’accessibilità positiva dei servizi della città. E’ un requisito fondamentale, in termine di tempo, ma anche di modi e di contenuti per rispondere in maniera flessibile e finalizzata alle diversità e alle pluralità.

Il tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sta assumendo un’importanza sempre più crescente. Le trasformazioni in atto nelle strategie di vita e nelle identità delle donne e degli uomini (soprattutto giovani), come le modificazioni nel mercato del lavoro, rendono il tema della conciliazione un problema che non può essere lasciato alla capacità equilibristica delle donne, degli individui, ma che chiama a coinvolgimento l’intero sistema sociale nel suo complesso. Rafforzare, pertanto, la capacità programmatoria orientata a favorire l’integrazione tra le politiche di sostegno all’occupazione femminile nel territorio, le politiche sociali dei servizi e quelle legate all’Istruzione, l’organizzazione degli orari e politiche di conciliazione familiare. Esiste un desiderio insito di vivere meglio i propri tempi di vita, ma anche la necessità, soprattutto da parte delle donne giovani-adulte, di dare un valore più forte e un contenuto maggiormente realizzato alle ore che si passano sul luogo di lavoro, facendone un tempo significativo sul piano delle capacità espressive e dei contenuti professionali.



Autore: On. Pia Locatelli (PSE )
Categoria: Occupazione e affari sociali