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FOCUS - Mercato interno e industria

Oggi il MERCATO INTERNO è la spina dorsale dell'Unione. La sua realizzazione ha richiesto un impegno considerevole nell'arco di sette anni da parte delle istituzioni UE e degli Stati membri, che dal ... segue



Mettiamoci alla ricerca

Il lungo e complesso iter parlamentare del 7° Programma Quadro europeo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico è giunto al suo esito qualche mese fa: il Parlamento l'ha approvato a larghissima maggioranza. Secondo l'impegno preso anche dal Gruppo socialista, il Programma Quadro è stato approvato entro il 2006, per permetterne la partenza secondo i tempi previsti, dal 1° gennaio 2007. Quando ebbi l'incarico di presentare le linee-guida destinate a ispirare il programma, questo non era un risultato così scontato, perché molti erano ancora i nodi da sciogliere. Quello che più ha colpito l'opinione pubblica italiana è stato il nodo della ricerca sulle cellule staminali. Con un compromesso propiziato dal nostro compagno Philippe Busquin e dalla popolare Gutierrez-Cortines, e grazie anche ai governi italiano e tedesco, che hanno ritirato un veto precedente, si è raggiunto un risultato essenziale: consentire la ricerca sulle cellule staminali embrionali, secondo criteri rigorosi di controllo. C'è però il rischio che si finisca per credere che i contenuti del 7° Programma siano tutti nei, pur delicati, problemi bioetici. Il Programma è invece un elemento essenziale della Strategia di Lisbona, che è il grande piano europeo per la crescita, la competitività, l'impiego e lo sviluppo sostenibile. Voglio sottolineare che il cuore di questa strategia è la realizzazione della società della conoscenza: la conoscenza è diventata il fattore chiave della crescita, della competitività, e quindi del lavoro; è la conoscenza che condiziona il mantenimento del modello sociale europeo o lo sviluppo sostenibile. Gli ultimi dati relativi alle spese per la ricerca mostrano che l'Unione nel suo insieme stanzia solo l'1,96% del PIL, gli USA il 2,59%, il Giappone il 3,12%, la Corea il 2,9%.

Per questo abbiamo portato avanti il progetto dello Spazio Europeo della Ricerca (SER), una proposta avanzata anni fa dal Commissario italiano Antonio Ruberti, rimasta lettera morta per anni. Dobbiamo dedicare al SER la stessa determinazione che abbiamo dedicato alla realizzazione dell'Unione monetaria, e al mercato unico delle altre merci. Se facciamo un bilancio storico, vediamo anche che gli investimenti europei non solo sono modesti, ma crescono troppo lentamente (nel 1998 eravamo all'1,82%); eppure non si tratta di obiettivi impossibili. Per esempio, la Svezia e la Finlandia investono oggi rispettivamente il 3,51% ed il 4,2%, per ora gli unici stati che già soddisfano l'obiettivo del 3% stabilito dall'UE per il 2010. L'Italia si posiziona all'ultimo posto, rispetto ai 15 Paesi europei membri dell’UE (un confronto con i Paesi di nuovo ingresso sarebbe scorretto). Questo tema riguarda da vicino dunque il Parlamento italiano: non si tratta di fare qualche aggiustamento di conti nelle leggi finanziarie, ma di rimetterci in linea con la media europea.

Il 7° Programma Quadro che il Parlamento europeo, approvandolo, propone oggi a tutti i cittadini dell'Unione, agli stati membri, alla comunità scientifica, si articola in 4 programmi specifici che rispondono a quelle linee guida indicate nel 2005 dal Parlamento alla Commissione: sostegno europeo alla ricerca di base, rompendo il tabù secondo il quale la ricerca di base viene svolta solo dagli stati membri (programma Idee); risorse umane (programma People); trasferimento tecnologico (programma Capacità) e definizione delle aree nelle quali deve svolgersi la ricerca finanziata dal livello europeo (programma Cooperazione).

Il programma Idee dà nuovo slancio alla ricerca fondamentale: è la proposta più nuova, e politicamente più importante. Le politiche della ricerca sono ancora soprattutto politiche nazionali: il nuovo Consiglio Europeo della Ricerca combatterà il "protezionismo scientifico", promuovendo per la ricerca di base la competizione di idee e professionalità a livello europeo.

Il programma People mira a creare più posti di lavoro nella ricerca e soprattutto la mobilità dei ricercatori. L'obiettivo di Lisbona del 3% del PIL destinato alla ricerca prevede una presenza di 8 ricercatori ogni mille presenze nel mercato del lavoro, cioè circa 700.000 nuovi ricercatori entro il 2010, ma per arrivarci occorre stabilire un legame più stretto tra sistemi di istruzione e carriere scientifiche. La Germania ha 260 mila ricercatori, la Gran Bretagna 160 mila, la Francia 180 mila, l'Italia 70 mila, il Belgio 36 mila. L'Italia ha quindi un dovere e un'opportunità di crescita, perché siamo tra i più distanti dall'obiettivo, con una media europea di 5,1 per mille lavoratori, ma l'Italia ferma al 2,7. Ed è evidente che le donne, che sono in media più istruite ma peggio impiegate degli uomini, rappresentano il più ampio bacino da cui pescare per trovare questi nuovi 700.000 ricercatori.

Il programma Capacità sostiene le infrastrutture, la ricerca per le Piccole e Medie Imprese (PMI), le piattaforme tecnologiche e le iniziative tecnologiche comuni, un'evoluzione delle piattaforme per legare la ricerca all’innovazione attraverso la promozione di partnership tra pubblico e privato.

Il programma Cooperazione, infine, promuove la collaborazione tra ricercatori ed equipe di diversi Paesi europei e tra mondo dell'industria e mondo della ricerca. Le aree in cui si svilupperà questa collaborazione sono tra le altre: salute, cibo, agricoltura e biotecnologia, ICT, nanotecnologia, nanoscienza e materiali, energia, ambiente, trasporti (anche aeronautica), scienze socio-economiche ed umane, spazio e sicurezza, che rappresentano settori nuovi rispetto al 6°PQ, tutti importanti perché l’obiettivo è il rafforzamento della leadership europea nella ricerca.

Avevamo chiesto in Parlamento il raddoppio dei fondi rispetto al 6° Programma, che aveva impiegato 4,5 miliardi all'anno. Abbiamo ottenuto circa 54 miliardi di euro, con un aumento, a prezzi correnti, del 60%. Avremmo voluto maggiori risorse finanziarie, ma in ogni caso gli eurodeputati socialisti hanno raggiunto un obiettivo significativo, anche in contrasto con la tendenza dei governi nazionali, stretti dalle necessità di bilancio, a ridurre gli stanziamenti per i programmi strategici.

Autore: On. Pia Locatelli (PSE )
Data: 22/06/2007 11:59



Domanda: Abolizione costi fissi Telecom Italia

Vorrei sapere se nella normativa europea esiste la possibilità di abolire i costi fissi del canone Telecom Italia, in quanto le tasse che gravano sulla fattura finale, sono superiori all'effettivo consumo delle telefonate, es: a fronte di un costo di euro 1,11 per telefonate, mi ritrovo una fattura finale di euro 39,50, a dire il vero mi sembra una rapina legalizzata!!Grazie e cordiali saluti!

Autore: gilfredo strufaldi
Data: 29/03/2009 14:43




Lettera:

Sono un cittadino italiano che crede molto nelle possibilità  di sviluppo dell'idrogeno e vosto che è stata approvata la dichiarazione scritta sull'idrogeno vorrei sapere come noi cittadini possiamo dare impulso concreto affinchè questo tipo di energia diventi disponibile al più presto per tutti. Cordiali saluti.

Autore: Sandro Giovannoni
Data: 05/06/2007 23:09

Risposta1:
Gentile sig. Giovannoni, la ringrazio vivamente per la domanda posta perchè segno chiaro di un impegno che tanto potrebbe essere utile alla nuova rivoluzione industriale cui la Dichiarazione da lei citata fa riferimento. Un primo grande aiuto che potrebbe arrivare dai singoli cittadini, è sicuramente quello di informare e sensibilizzare l'opinione pubblica su un tema tanto importante, quanto poco conosciuto. In particolare promuovendo attivamente campagne d'informazione, nelle scuole e nelle università , al fine di coinvolgere in prima persona coloro che saranno i principali attori di una auspicabile altra società  del futuro. Una pressione necessaria dovrà  essere esercitata sulle amministrazioni pubbliche, affinché queste svolgano un ruolo centrale sia nel reperimento di finanziamenti che nella conseguente attuazione di progetti. Adesso, occorre passare dallo sviluppo delle tecnologie alla creazione e allo spiegamento sul territorio delle relative infrastrutture, un passo obbligato perché l'economia dell'idrogeno possa diventare una opzione concreta per cittadini, imprese e istituzioni locali. Bisogna lavorare per realizzare esempi concreti, per mostrare che una società  basata sull'idrogeno è possibile. Si potrebbe cominciare da alcune città  europee più piccole, per mettere insieme quegli elementi di base per lanciare un'economia dell'idrogeno sostenibile. Per questo é necessario elaborare studi di fattibilità  e piani di sviluppo reali, basati su dati oggettivi, con la partecipazione di tutte le parti in causa (trasporti pubblici, compagnie di servizi, distributori di energia, enti locali, industrie, operatori delle cellule di combustibile). Centri storici, parchi nazionali, comunità  montane e località  balneari sono i candidati ideali per ospitare distributori di idrogeno e flotte di piccoli veicoli a celle a combustibile, in quanto inquinamento, rumore e congestione hanno il massimo impatto negativo. Inoltre la creazione di tali isole verdi avrebbe una ricaduta positiva sulla valorizzazione del territorio e sull'economia locale. Ma tutto questo è un sogno irrealizzabile senza il supporto degli enti locali. E' necessario dare sostegno agli amministratori che si impegnano a portare avanti questi progetti. L'idrogeno, coniugato con le fonti rinnovabili può essere la base per un sostanziale mutamento del nostro modo di concepire la società  e la distribuzione di energia. E' necessario passare da una produzione centralizzata dell'energia ad un nuovo modello distribuito e decentralizzato. Questa transizione sarà  realizzabile solo con la piena condivisione, non solo della politica, ma soprattutto delle parti in causa, cioè i cittadini e le amministrazioni locali. Un caro saluto, Umberto Guidoni

Autore: On. Umberto Guidoni (GUE-NGL )
Data: 22/06/2007 17:50





I cittadini lanciano il dibattito sul gasdotto del Baltico

Una petizione di 30.000 cittadini europei ha portato all'attenzione degli eurodeputati la vicenda del progetto di gasdotto che dovrebbe collegare nel Mar Baltico Germania e Russia, sollevando preoccupazioni ambientali e procedurali. Le relazione, giá discussa e votata all'unanimitá in commissione parlamentare petizioni, approda martedí 8 luglio nell'emiciclo di Strasburgo.

Maggiori informazioni

Data: 11/07/2008 16:01


Presentazione del Focus:

Oggi il MERCATO INTERNO è la spina dorsale dell'Unione. La sua realizzazione ha richiesto un impegno considerevole nell'arco di sette anni da parte delle istituzioni UE e degli Stati membri, che dal 1985 hanno elaborato e adottato le centinaia di direttive necessarie per eliminare le barriere protezionistiche di carattere tecnico, normativo, giuridico, burocratico e culturale che soffocavano il libero scambio e la libera circolazione all'interno dell'Unione. Hanno vinto la gara contro il tempo, ma nella maggior parte dei casi la vittoria è passata inosservata. Il mercato unico non ha mai catturato l'immaginazione collettiva nel modo in cui lo ha fatto la moneta unica, l'altra grande realizzazione dell'UE degli ultimi anni.

Dal 1993 il mercato unico ha creato 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro e in termini di nuova prosperità  ha generato oltre 800 miliardi di Euro. L'apertura dei mercati nazionali dell'UE ha consentito di ridurre le tariffe per le telefonate nazionali a una frazione del prezzo di dieci anni fa. Con l'ausilio delle nuove tecnologie l'utilizzo di Internet per la telefonia locale è in crescita. Grazie alla pressione esercitata da una maggiore concorrenza le tariffe dei voli a basso costo in Europa sono diminuite in modo significativo. Inoltre, l'abolizione delle restrizioni nazionali ha consentito a oltre 15 milioni di europei di lavorare o di andare in pensione in un altro paese dell'UE.
Nonostante l'abolizione delle tariffe e dei dazi doganali sulle merci trasportate da un paese europeo all'altro alla fine degli anni sessanta, molte barriere tecniche ed amministrative continuavano ad ostacolare il libero scambio.

Come funziona?

Con la rimozione degli ostacoli e l'apertura dei mercati nazionali, un maggior numero di imprese può competere sul mercato. Ne conseguono prezzi più bassi per il consumatore, nonché una scelta più ampia di beni e servizi. Le imprese presenti sul mercato unico sanno di avere libero accesso a 460 milioni di consumatori nell'UE e quindi possono realizzare economie di scala e raggiungere una maggiore efficienza, che a loro volta si traducono in un abbassamento dei prezzi. Per le imprese europee il mercato unico rappresenta inoltre un trampolino di lancio per l'espansione nel mercato globale.

Le quattro libertà  di circolazione (merci, servizi, persone e capitali) sono basate su una serie di politiche di sostegno. Grazie ad una valida politica antitrust dell'UE, alle imprese è vietato fissare i prezzi o suddividersi i mercati. I cittadini possono spostarsi più liberamente per motivi di lavoro, perché fra gli Stati membri c'è il riconoscimento reciproco dei titoli accademici e professionali. I governi hanno concordato inoltre di prendere le decisioni riguardanti il mercato unico mediante un sistema di voto a maggioranza e non all'unanimità , che è più difficile da raggiungere.

L'istituzione del mercato unico ha incentivato i paesi dell'Unione europea a liberalizzare mercati monopolistici come quelli delle telecomunicazioni, dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua. Le autorità  nazionali indipendenti preposte alla vigilanza dei nuovi mercati liberalizzati dell'energia e delle comunicazioni coordinano le loro attività  a livello dell'UE. Non solo le grandi industrie, ma anche le piccole imprese e le famiglie possono ora scegliere chi fornirà  loro gas ed elettricità .

La tutela del mercato unico

Per garantire la parità  di condizioni nell'ambito della libera circolazione di merci e servizi, il mercato unico dipende innanzitutto dalle autorità  responsabili della regolamentazione e della concorrenza. La libera circolazione delle persone è garantita dall'accordo di Schengen (dal nome della piccola cittadina lussemburghese dove è stato firmato l'accordo), che abolisce i controlli alla maggior parte delle frontiere interne dell'UE e rafforza i controlli alle frontiere esterne dell'UE, inclusi gli aeroporti ed i porti internazionali. Il Regno Unito e l'Irlanda non hanno aderito all'accordo, che non si applica ancora ai nuovi Stati membri entrati a far parte dell'UE nel 2004.
La protezione del mercato unico è inoltre necessaria a un altro livello per prevenire la pirateria e la contraffazione dei prodotti UE autentici. L'abolizione degli ostacoli al libero scambio e alla libera circolazione costituisce un vantaggio considerevole per chi opera in ambito commerciale o viaggia per motivi legittimi. Tuttavia, la criminalità  di ogni genere tenta di sfruttare il sistema a proprio vantaggio. La risposta dell'UE alla criminalità  in Europa è stata la creazione di una polizia senza frontiere e la cooperazione in campo giuridico. Fanno parte di questa risposta Europol, la polizia europea, nonché il sistema d'informazione di Schengen che consente alle polizie nazionali di scambiare informazioni sulle persone ricercate e quelle sospette. Nell'ambito del progetto Eurojust gli Stati membri nominano magistrati, legali e funzionari di polizia che operano insieme nell'ambito di un'unità  centralizzata per combattere la criminalità  organizzata.

Fonte [1]

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