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FOCUS - Occupazione e affari sociali

Le priorità comuni e gli obiettivi individuali delle politiche occupazionali degli Stati membri sono definiti negli orientamenti pluriennali per l'occupazione, adottati di comune accordo dagli Stati me ... segue



Insieme, uomini e donne, si farà  certamente meglio

Cinquant’anni fa la firma dei Trattati di Roma segnò non soltanto l’inizio del Mercato Comune, ma anche della politica sociale europea, quella che ora chiamiamo il “modello europeo”. L'eguaglianza tra le persone ed il rispetto della loro dignità umana sono concetti centrali del modello europeo di società, che combina democrazia e sistemi di protezione sociale altamente sviluppati con il libero mercato.

La parità tra donne e uomini vi svolge un ruolo fondamentale. E' garanzia d'un sistema politico democratico, ma anche del corretto funzionamento del mercato interno. Infatti il punto di partenza della legislazione dell’Unione europea sulla parità tra uomini e donne è stato il campo economico. Il Trattato di Roma del 1957 contiene un articolo che menziona espressamente il diritto alla parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Questa disposizione non nasceva per affermare il principio dell’uguaglianza tra uomini e donne, ma per evitare alterazioni della concorrenza: in alcuni Stati le donne erano retribuite meno degli uomini per lo stesso lavoro e questa situazione causava distorsioni del mercato. La parità di retribuzione è nata quindi per assicurare condizioni concorrenziali omogenee, ma oggi vari articoli del Trattato europeo affrontano direttamente la questione della parità. L’articolo 2 afferma che la promozione della parità tra uomini e donne è un compito specifico della Comunità, che è tenuta ad attuare politiche comuni volte a favorire le pari opportunità. L’articolo 3 impone alla Comunità l’obbligo di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le politiche comunitarie. L’articolo 141 garantisce il diritto fondamentale alla parità di retribuzione. Per ultimo dal 1997 l’articolo 13 ha fornito la base giuridica per interventi legislativi anche oltre l’ambito del lavoro, per combattere le discriminazioni di genere, orientamento sessuale, religione, razza, età e disabilità in tutte le politiche comunitarie.

Sulla base di questi articoli del Trattato, la Comunità ha elaborato un’ampia legislazione ed ora quello che viene definito l’"acquis" comunitario conta tredici direttive.

Le politiche attive di pari opportunità tra donne e uomini sono diventate via via più complesse e sofisticate: in questa legislatura il Parlamento Europeo ha approvato nuovi programmi di intervento contro la discriminazione e la violenza sessuale e domestica, e lavoriamo a misure che rompano quel “soffitto di vetro”, fatto di tradizioni, luoghi comuni, stereotipi, che impedisce alle donne di raggiungere ruoli di leadership.

Ci stiamo inoltre impegnando per realizzare l’Agenda di Lisbona, cioè per dare all’Europa entro il 2010 un’economia basata sulla conoscenza, la più competitiva e dinamica del mondo, con più numerosi e migliori posti di lavoro, ispirata alla coesione sociale e alla sostenibilità ambientale, coinvolgendo tutti in questa azione di sviluppo.

Le pari opportunità e lo sviluppo vanno di pari passo a tal punto che, come provano i rapporti delle Nazioni Unite, lo spreco delle risorse femminili è una delle ragioni del mancato decollo economico. Questo fenomeno è particolarmente accentuato nei Paesi arabi, ma anche da noi si compie, pur se in maniera meno clamorosa, questo spreco. Uno spreco europeo ed uno spreco soprattutto italiano. Oggi lavora meno della metà delle donne italiane che, anche se studiano in media più degli uomini, sono, paradossalmente, meno retribuite e il tempo di vita che passano studiando sembra avere, in troppi casi, solo l’esito di ridurre il periodo contributivo, creando una discriminazione che produce non solo salari più bassi, ma persino pensioni più basse.

Comunque, il fatto che noi non siamo ancora soddisfatti di quanto abbiamo raggiunto non può farci dimenticare che la storia dell’Unione Europea, dai Trattati di Roma ad oggi, è una storia di successo. Noi crediamo che il “modello europeo” - libertà e diritti sociali, mercato comune e azione politica per correggere le ingiustizie e tutelare le diversità - sia il frutto migliore della nostra storia.

Su questa linea continuano a lavorare il Parlamento e la Commissione, che redige un rapporto annuale sul tema dell’uguaglianza tra uomini e donne. Quello del 2006 ribadisce che le politiche della parità tra uomini e donne favoriscono l’occupazione e la crescita. Tre quarti dei nuovi posti di lavoro creati negli ultimi cinque anni nell’UE sono stati occupati da donne, tuttavia le disparità tuttora esistenti indicano che occorre impegnarsi di più per “sfruttare” le potenzialità delle donne. In particolare lo squilibrio tra l’attività professionale e la vita familiare allontana ancora lavoratrici dal mercato del lavoro e contribuisce al calo della fertilità. Si avverte una reale esigenza di mezzi innovativi per aiutare gli uomini e le donne a conciliare responsabilità professionali e familiari in tutte le fasi della vita.

Lo scorso anno la Commissione ha presentato la “Tabella di marcia per la parità tra uomini e donne”, una comunicazione sugli sviluppi delle politiche di parità nell’Unione europea per il periodo 2006-2010. Una pari indipendenza economica per le donne e gli uomini, l’equilibrio tra attività professionale e vita privata, la pari rappresentanza nel processo decisionale, l’eradicazione di tutte le forme di violenza fondate sul genere, l’eliminazione di stereotipi sessisti e la promozione della parità tra i generi nelle politiche esterne e di sviluppo: questi sono gli ambiti prioritari di intervento. Per ciascun settore vengono indicati gli obiettivi e le azioni necessarie per raggiungerli. La Commissione non può però conseguire questi obiettivi da sola, poiché in numerosi settori il centro di gravità dell’azione si colloca a livello degli Stati membri e mentre vi sono Paesi che rispondono attivamente alle sollecitazioni ed agli impulsi che vengono dall’Europa, altri, come l’Italia, segnano ritardi gravissimi.

L’Italia risulta il penultimo Paese in Europa per tasso di occupazione femminile, tra gli ultimi per presenza femminile nelle istituzioni e tra quelli con il più basso tasso di natalità al mondo.

Perché l’Italia, un bel Paese ricco di storia, arte, cultura, che fa parte dei G8, il club delle grandi potenze mondiali, si colloca ad un livello così basso quando parliamo di parità? Perché abbiamo fatto tanti progressi negli ultimi cinquant’anni nei campi più diversi ma siamo ben lontane dal traguardo della parità effettiva? Vi sono mille spiegazioni che si intrecciano fra loro a determinare questa anomalia italiana.

Partirei da un dato che ormai comincia a preoccupare, quello della denatalità. A me pare di poter dire che all'origine della denatalità italiana c’è il difficile rapporto tra lavoro e condizione femminile. Si crede di solito che più alto è il numero delle donne che lavora e più bassa è la natalità, ma questo è un luogo comune sbagliato, perché esperienze di tanti Paesi indicano che è vero il contrario. La spiegazione della correlazione tra tasso di attività e tasso di fertilità sta nel fatto che, a fronte della entrata delle donne nel mondo del lavoro, alcuni Paesi hanno adottato politiche di welfare adatte a favorire questo processo, instaurando un circuito virtuoso che non si è avuto in quei Paesi, tra cui l'Italia, che non hanno adottato quelle politiche.

Un aiuto a capire questo ritardo ci viene dalla lettura della storia istituzionale del nostro Paese, che ha dovuto aspettare trent’anni per avere una donna ministra, Tina Anselmi; dopo altri trent’anni l’Italia non ha raggiunto nemmeno la metà dell’obiettivo minimo del 33% di donne nelle istituzioni indicato dalla Unione Europea.

Non vogliamo parlare di statistiche, ma se osserviamo la composizione per genere del nostro Parlamento (la presenza femminile è del 17,3% alla Camera e del 13,5% al Senato) capiamo quanto sia anomalo il caso italiano.

Questo deficit di rappresentanza si riflette chiaramente nelle politiche, come stanno ad indicare, ad esempio, le carenze in materia di conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa. Nonostante da sette anni sia stata approvata una legge apposita, la n° 53, il tema della conciliazione, che riguarda sia gli uomini sia le donne, è sempre più dibattuto, sempre più visibile nei dati, sempre più sollecitato dall’Europa, ma nei fatti lasciato in secondo piano.

L'Europa ha ben presente che, se si vuole raggiungere l’obiettivo del tasso di occupazione femminile del 60% entro il 2010, per arrivare ad un tasso di occupazione complessiva del 70%, queste misure vanno messe con urgenza all’ordine del giorno e applicate con determinazione.

Ci vuole il coraggio di cambiare. Purtroppo i partiti hanno dimostrato di non possederlo, o forse di non voler cambiare. Le classi dirigenti, quasi esclusivamente maschili, tendono ad autoperpetuarsi, mostrandosi incapaci di discontinuità rispetto alla logica dei posti che a loro volta generano posti.

Quindi l’agenda dei bisogni e delle priorità nella definizione delle politiche continua ad essere scritta con occhi soprattutto maschili.

Da qualche tempo fortunatamente notiamo segni positivi: ci sono sempre più persone che credono che la parità sia un segno di civiltà ed allo stesso tempo una convenienza per il Paese. Contare sul 100% delle risorse disponibili è sicuramente più vantaggioso che contare solo su una parte di esse!

Le politiche di conciliazione lavoro-famiglia non devono rivolgersi solo alle donne, ma anche agli uomini, perché la carriera lavorativa delle donne non sfonderà mai il “tetto di cristallo” se gli uomini non prenderanno parte alle responsabilità familiari; specularmene agli uomini non sarà possibile vivere appieno la famiglia se il loro ruolo di padri non sarà riconosciuto dall’organizzazione del lavoro. È in progetto difficile che deve vedere le politiche economiche-occupazionali intrecciarsi con quelle sociali. Se pensiamo di uscirne esclusivamente con soluzioni personali, private, esse riguarderanno un numero limitato di famiglie, quelle che hanno i mezzi per farlo, mentre la maggioranza continuerà ad avere le difficoltà di sempre, con le conseguenze che viviamo ora.

Fino ad oggi il monopolio delle decisioni è stato soprattutto in mani maschili, ma queste politiche non possono che essere progettate insieme dalle donne, cui deve essere data la possibilità di misurarsi come legislatrici e amministratrici, e dagli uomini, anche se non hanno dato grande prova di efficacia di azione, vista la nostra collocazione nelle statistiche europee e mondiali.

Chiediamo di rompere questo monopolio e di essere messe alla prova: insieme, uomini e donne, si farà certamente meglio.

Autore: On. Pia Locatelli (PSE )
Data: 22/06/2007 12:05



Domanda: CREDITO IMPOSTA ASSUNZIONE DIPENDENTI ANNO 2010

VORREI SAPERE QUANDO SI POTRANNO INVIARE LE DOMANDE PER IL CRDDITO IMPOSTA E PER GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE

Autore: GIUSEPPE IASEVOLI
Data: 03/02/2010 19:50

Risposta1:
Gentile Utente Le rispondo a proposito del credito di imposta per le assunzioni dipendenti nell’anno 2010. L’agenzia delle entrate ha pubblicato un comunicato in proposito il 1 Febbraio 2010, data stessa dalla quale è possibile presentare la comunicazione annuale da parte dei datori di lavoro all’Agenzia. Questa comunicazione è consultabile visitando il link alla pagina: http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/eb086348a39bafc/014_CS_Bonus%20fiscali%202010%20010210.pdf Questo è quanto in proposito

Autore: Staff Europaforum
Data: 11/02/2010 17:07





Lettera:

SONO UN RAGAZZO DI 27 ANNI DI BRESCIA, DISABILE 100% STO' ACQUISTANDO LA MIA CASA .I MIEI GENITORI MI HANNO DATO UNA PARTE DELLA SPESA, MA IO HO ACCESO UN MUTUO A 15 ANNI PER 'L'IMPORTO RIMANENTE. VORREI SAPERE SE LA REGIONE LOMBARDIA (CITTA' DI BRESCIA)AUIUTA PER AVERE UN TASSO AGEVOLATO, O UN FONDO COME PER LE GIOVANI COPPIE. GRAZIE ATTENDO INFORMAZIONI.

Autore: ANDREA DAL GAL
Data: 15/10/2007 15:48

Risposta1:
Gentile Sig. Andrea, con la presente rispondo alla Sua richiesta informazioni su eventuali opportunità  di finanziamento per l'acquisto della prima casa a Brescia. Purtroppo sul sito della Regione Lombardia, all'indirizzo http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/_s.155/606?divcnt=pagename=PortaleLombardia%2FPrimoPiano%2FPL_primo_piano,c=PrimoPiano,cid=1191107373224,dir_gen=off,fronte=off,ottica=off&PRLso=off ho trovato solo il Bando 2007 "Contributo acquisto prima casa", riservato alle giovani coppie. Le consiglio comunque di navigare sul sito della Regione e in particolare di visitare periodicamente i seguenti indirizzi: http://www.casa.regione.lombardia.it/indicecontributipersone.htm http://www.famiglia.regione.lombardia.it/dis/dis.asp C'è anche un apposito sportello che fornisce informazioni e consulenza ai disabili. Link: http://www.famiglia.regione.lombardia.it/dis/notizia.asp?idnews=10166 Riferimenti: Sportello Disabili Regione Lombardia Spazio Regione di Via Fabio Filzi 22 - 20124 Milano tel. 02 67654740 - fax 02 67655503 e-mail sportello_disabili@regione.lombardia.it dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 17.30 - venerdì dalle 9.00 alle 13.30 www.famiglia.regione.lombardia.it Informazioni e consulenza - Conoscere per scegliere - Posso tuttavia segnalarLe la Finanziaria 2007. Se acquista una casa che non è di nuova costruzione o comunque che è in parte da rimettere (esempio: cambiare gli infissi, rifare la caldaia o il condizionatore, ecc.) può usufruire delle agevolazioni della Finanziaria 2007 (se l'acquisto avviene entro tale anno). Sul nostro sito http://www.ueonline.it/networking/upload/15312.pdf trova la scheda tecnica "Incentivi per la riqualificazione di edifici" inerente la ristrutturazione dei locali, in particolare interventi che consentono di ridurre le dispersioni termiche, installare pannelli solari e sostituire vecchie caldaie con nuove ad alta efficienza. Al riguardo Le segnalo la Guida dell'Agenzia delle Entrate su “Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico” al sito dell'Agenzia delle Entrate scaricabile al seguente indirizzo: http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/ebd653071b95ce2/GUIDA_risparmio_energetico.pdf L'agevolazione consiste nel riconoscimento di detrazioni d'imposta nella misura del 55% delle spese sostenute entro il 2007, da ripartire in tre rate annuali di pari importo, entro un limite massimo di detrazione, diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti. Sono ammessi all'agevolazione: - le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni; - i contribuenti che conseguono reddito d'impresa (persone fisiche, società  di persone, società  di capitali); - le associazioni tra professionisti; - gli enti pubblici e privati che non svolgono attività  commerciale. La detrazione d'imposta del 55% non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste per i medesimi interventi da altre disposizioni di leggi nazionali (quale, ad esempio, la detrazione del 36% per il recupero del patrimonio edilizio). Il beneficio fiscale è però compatibile con altre agevolazioni di natura non fiscale (contributi, finanziamenti, eccetera) previsti in materia di risparmio energetico. La saluto cordialmente. Staff Europaforum

Autore: Barbara Santicioli
Data: 19/10/2007 15:41





Volontariato Made in Europe: il Parlamento chiede di più

In Europa sono oltre 100 milioni i cittadini impegnati nel volontariato, un'attività che sebbene esercitata a titolo gratuito, costituisce un elemento economico importante della nostra società, stimato fra il 3-5% del PIL. Ecco perchè i deputati, nella relazione votata lo scorso 22 aprile, chiedono che tale pratica sia non solo riconosciuta e sostenuta a livello europeo, ma maggiormente diffusa e il suo potenziale meglio fruttato.

Maggiori informazioni

Data: 10/06/2008 11:14


Presentazione del Focus:

Le priorità comuni e gli obiettivi individuali delle politiche occupazionali degli Stati membri sono definiti negli orientamenti pluriennali per l'occupazione, adottati di comune accordo dagli Stati membri. Gli orientamenti attuali coprono il periodo 2005-2008 e fanno parte degli "Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione" per il 2005-2008, che riguardano anche la gestione dell'economia. Gli orientamenti per l'occupazione sono la base dei programmi nazionali di riforma e formano parte integrante del "programma di Lisbona" dell'Unione europea, che comprende tutte le azioni volte a promuovere la conoscenza e l'innovazione, a fare dell'Europa un luogo capace di attrarre investimenti e lavoro e a favorire la crescita quantitativa e qualitativa dell'occupazione.
Gli orientamenti per l'occupazione rispondono alla necessità di mettere in atto politiche dirette a raggiungere il pieno impiego, a migliorare la qualità e la produttività del lavoro ed a rafforzare la coesione sociale e territoriale; un altro obiettivo è quello di promuovere una maggiore corrispondenza tra le competenze professionali e le necessità del mercato del lavoro. Gli orientamenti per l'occupazione affermano la necessità di conciliare la flessibilità del mercato del lavoro e la sicurezza dell'impiego e riconoscono il ruolo delle parti sociali; promuovono un'evoluzione del costo del lavoro e meccanismi salariali che favoriscano l'occupazione, l'espansione e il miglioramento degli investimenti in capitale umano e l'adattamento dei sistemi di istruzione e formazione alle nuove esigenze in fatto di competenze professionali.

L'Agenda sociale

All'Agenda 2005-2010 fanno capo le politiche miranti a incrementare l'occupazione, combattere la povertà e garantire a tutti pari opportunità. Con la cooperazione dei pubblici poteri di ogni livello, da quello nazionale a quello locale, dei rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori e delle organizzazioni non governative, l'Agenda costituisce un quadro destinato a permettere ai lavoratori che si spostano da un paese all'altro di mantenere i diritti acquisiti a prestazioni pensionistiche e previdenziali, a sviluppare l'occupazione, in particolare dei giovani e delle donne, ad ammodernare la legislazione del lavoro tenendo conto delle nuove forme di rapporti di lavoro, come i contratti a breve termine, e a gestire le ristrutturazioni attraverso il dialogo sociale. L'Agenda sociale rappresenta anche un quadro di riferimento per le politiche degli Stati membri volte a riformare i sistemi pensionistici e di assistenza sanitaria, a lottare contro la povertà, ad affrontare i problemi occupazionali e sociali legati all'invecchiamento della popolazione, a promuovere la parità delle opportunità e a sradicare le ineguaglianze e le discriminazioni.
L'Unione europea svolge un ruolo essenziale nel finanziamento dei necessari investimenti in capitale umano destinati a programmi volti a sviluppare le competenze che facilitino l'accesso al mercato del lavoro e la creazione di imprese. Beneficiano in particolare di questi finanziamenti le zone dell'UE in cui la disoccupazione è elevata o il reddito medio piuttosto basso e le iniziative miranti a combattere le discriminazioni, a promuovere la parità dei sessi e a prevenire l'esclusione sociale. Il 2007 sarà l'Anno delle pari opportunità per tutti.

Norme minime per tutti

L'UE è da tempo impegnata a garantire su tutto il suo territorio condizioni di lavoro soddisfacenti e a tutelare i diritti dei lavoratori stabilendo norme minime comuni per quanto riguarda le condizioni di lavoro nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, ad esempio per assicurare la protezione contro il rumore o l'esposizione a prodotti chimici e la protezione delle donne durante la gravidanza e dei lavoratori minorenni. Altre norme sanciscono i diritti fondamentali per quanto riguarda l'orario di lavoro, il congedo parentale, le informazioni che i datori di lavoro sono tenuti a fornire ai lavoratori sulle loro condizioni di lavoro e di assunzione, i licenziamenti collettivi, l'eguaglianza di trattamento per i lavoratori a tempo parziale o a termine e i lavoratori in pianta stabile e a tempo pieno. Anche la parità salariale a parità di mansioni e la protezione contro le molestie sessuali sono principi sanciti dalla legislazione europea.
L'UE ha bandito ogni forma di discriminazione basata sul sesso, l'origine razziale od etnica, gli handicap, le tendenze sessuali, l'età, la religione o le convinzioni personali. Ha perciò adottato norme che vietano ogni discriminazione in base al sesso nell'accesso ai beni e ai servizi (con alcune eccezioni per le assicurazioni) e strategie intese a combattere la discriminazione e la xenofobia e ad assicurare il rispetto del principio della parità fra uomini e donne in tutte le politiche dell'Unione. È stato recentemente un Istituto europeo per la parità dei sessi.
L'UE promuove inoltre rapporti di lavoro moderni e il dialogo tra i rappresentanti dei lavoratori e i datori di lavoro. Buone relazioni di lavoro, oltre che favorire la protezione dei lavoratori, contribuiscono alla competitività. La Commissione europea incoraggia la responsabilità sociale delle imprese sostenendo il principio che i problemi sociali ed ambientali devono costituire parte integrante delle strategie delle imprese.

Mobilità per tutti in tutta Europa

Il diritto di godersi una partita di calcio è uguale per tutti.
Tra i diritti fondamentali dei cittadini dell'UE c'è quello di poter lavorare ovunque nel territorio dell'Unione, nei limiti previsti dalle disposizioni transitorie applicabili ai paesi che hanno aderito all'UE nel 2004, disposizioni che in alcuni casi sono state abolite nel maggio 2006.
La legislazione europea assicura ai lavoratori temporaneamente distaccati o stabilmente occupati in un altro paese e ai loro familiari la trasferibilità dei diritti di protezione sociale. Lo stesso vale anche per i pensionati che risiedono in un paese dell'UE diverso da quello in cui hanno esercitato la loro attività lavorativa. Il diritto all'assistenza sanitaria in tutta l'UE vale anche, nei casi di cure urgenti, per le persone che sono in viaggio.

Per facilitare la mobilità, i Servizi pubblici per l'impiego di 30 paesi pubblicano un milione di offerte di lavoro tramite il sito Eures, che funge da sportello unico per le persone in cerca di impiego. L'UE intende favorire la mobilità dei lavoratori, che offre vantaggi in termini di sviluppo personale e professionale e permette di adeguare le competenze alla domanda. Il 2006 è l'Anno europeo della mobilità dei lavoratori.
Integrazione e protezione sociale
I sistemi di previdenza sociale dei paesi dell'UE riflettono tradizioni specifiche, i progressi sociali e il patrimonio culturale di ciascuno di essi; rientrano quindi nell'ambito di competenza dalle legislazioni nazionali. Gli Stati membri, tuttavia, coordinano le loro politiche in base al principio che ogni cittadino ha il diritto di fruire di prestazioni sociali che

  • costituiscano una 'rete di sicurezza", ma renda economicamente più vantaggioso lavorare, quando ciò sia possibile
  • garantiscano pensioni e assistenza sanitaria di qualità ad un costo sostenibile;
  • promuovano l'integrazione sociale e combattano la povertà.

Sostegno tecnico

Tre agenzie forniscono un sostegno di carattere tecnico alle azioni intraprese dall'UE nel campo dell'occupazione e svolgono attività di ricerca e di diffusione delle prassi migliori. Sono:

  • l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, con sede a Bilbao;
  • la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con sede a Dublino;
  • l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, con sede a Vienna.

Il programma PROGRESS si prefigge, per il periodo 2007-2013, di fornire un aiuto finanziario all'attuazione degli obiettivi dell'Unione europea nel settore dell'occupazione e degli affari sociali. Il programma si articolerà in cinque sezioni distinte corrispondenti ai cinque grandi settori di attività: l'occupazione, la protezione e l'inserimento sociale, le condizioni di lavoro, la lotta contro la discriminazione e la diversità, nonché l'uguaglianza fra donne e uomini.

Fonte [1]

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