FOCUS - Affari economici e monetari
Tutti gli Stati membri dell'UE fanno parte dell'unione economica e monetaria (UEM), il cui scopo è un'integrazione più efficace delle economie dei paesi europei. Il percorso per spronare la crescita e creare posti di lavoro in un'Europa che mantenga la coesione sociale e tuteli l'ambiente è indicato nel "Pacchetto di orientamenti integrati" per il periodo 2005 2008, adottato nel luglio 2005.
Il pacchetto costituisce una strategia completa di politiche macro e microeconomiche e occupazionali. Gli Stati membri hanno elaborato in quest'ambito programmi di riforma nazionali avvalendosi della sintesi di politica del welfare e politica fiscale che ritengono più consona alla situazione del paese. Nell'attuazione degli orientamenti si considera importante la partecipazione degli enti locali e regionali e della società civile.
Tredici dei 25 Stati membri hanno compiuto un passo importante verso l'integrazione adottando la stessa moneta, l'euro: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia (dal 1°gennaio 2007) e Spagna.
L'euro offre vantaggi ai cittadini e alle imprese. I cittadini risparmiano poiché non sono più costretti a cambiare moneta quando si recano in altri paesi dell'area dell'euro. Possono inoltre confrontare più agevolmente i prezzi dei prodotti che intendono acquistare e questo favorisce una concorrenza sui prezzi. Le imprese godono degli stessi vantaggi e di altri ancora. Ad esempio, all'estero le fatture in euro vengono accettate più facilmente perché riducono il rischio legato al cambio in valute straniere.
Tutti i membri dell'UEM possono adottare l'euro, ma per il momento Danimarca e Regno Unito hanno scelto di restare fuori dall'area dell'euro, mentre Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia non hanno ancora previsto una data per l'adesione. Sei paesi hanno fissato la data per l'adozione dell'euro: nel 2008 sarà la volta di Cipro, Estonia e Malta, seguiranno quindi la Slovacchia nel 2009, e la Repubblica ceca e l'Ungheria nel 2010. Tali paesi ritengono che un minor controllo sull'inflazione, sugli interessi e sui tassi di cambio costituisca un prezzo che vale la pena di pagare per avere la stessa moneta dei principali partner commerciali e godere di maggiore credibilità sui mercati finanziari internazionali, con il conseguente incremento dei flussi d'investimento.
I criteri di adesione all'euro prevedono due precedenti anni di stabilità dei tassi di cambio mediante la partecipazione al "meccanismo dei tassi di cambio" (Exchange Rate Mechanism, ERM), cui i paesi dell'UE possono scegliere di aderire per mantenere la loro valuta stabile nei confronti dell'euro, a prescindere da un'eventuale futura adozione della moneta. Otto Stati membri partecipano attualmente all'ERM: Cipro, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovenia (la cui adesione sta per concludersi con il passaggio all'euro) e Slovacchia.
Oltre alla stabilità del tasso di cambio, per poter adottare l'euro vi sono altri quattro criteri che riguardano: i tassi d'interesse, il disavanzo di bilancio, il tasso d'inflazione e il rapporto debito/PIL.
La valuta comune alimenta lo sviluppo economico.
Le regole del patto di stabilità e crescita (PSC) garantiscono un'ampia sincronia degli sviluppi economici in Europa, specie nei paesi dell'area dell'euro, ed evitano che gli Stati membri adottino misure politiche che porterebbero vantaggi indebiti alle rispettive economie a spese degli altri paesi dell'UE.
Un principio fondamentale del patto è l'obbligo, per tutti gli Stati membri, di mantenere i bilanci nazionali vicini al pareggio o in attivo. Il patto è ancorato a due principi: la regola per cui il disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (PIL) e quella per cui il rapporto debito/PIL non deve essere superiore al 60%. Gli Stati membri dovrebbero cautelarsi dall'eventualità di disavanzi e debiti futuri accantonando più risorse negli "anni prosperi", quando i bilanci presentano un'eccedenza o vi sono prossimi.
Nel marzo 2005 una revisione del patto, basata sull'esperienza quinquennale acquisita, non ha apportato variazioni al livello dei due principi, ma ha introdotto maggiore flessibilità per quanto riguarda il superamento del limite di disavanzo nei periodi di difficoltà economica o qualora tale disavanzo sia dovuto a investimenti destinati a miglioramenti strutturali dell'economia. La revisione ha anche concesso agli Stati membri un termine più lungo per assorbire il disavanzo eccessivo. Come ultimo provvedimento, se gli Stati non riportano le loro economie entro i limiti consentiti, si possono imporre misure correttive o persino ammende.
La Corte di giustizia europea è l'arbitro di ultima istanza in merito all'interpretazione del patto.
Uno dei compiti della Commissione europea è quello di valutare se la politica economica di ciascuno Stato membro sia coerente con gli obiettivi - economici, sociali e ambientali- concordati a livello dell'UE e segnalare preventivamente a uno Stato membro se ritiene che un disavanzo stia raggiungendo un livello anormalmente elevato o che esista un rischio di violazione di altre norme del PSC.
Ogni anno gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni dettagliate relative alle rispettive politiche economiche e allo stato delle finanze pubbliche. Gli Stati dell'area dell'euro comunicano tali informazioni nei "programmi di stabilità ". Gli altri Stati membri li comunicano sotto forma di "programmi di convergenza": questi ultimi contengono un elemento che non è necessario nei programmi di stabilità , vale a dire le informazioni relative ai risultati dell'economia rispetto ai criteri che si applicherebbero se tali Stati volessero aderire all'euro.
Con l'introduzione dell'euro nel 1999 la Banca centrale europea (BCE) ha assunto la piena responsabilità della politica monetaria nell'area dell'euro. Tale responsabilità comprende la fissazione dei tassi d'interesse di riferimento e la gestione delle riserve in valuta estera dell'area dell'euro.
Spetta inoltre alla BCE garantire un'agevole circolazione dei pagamenti attraverso tutte le frontiere dell'UE e non solo all'interno dell'area dell'euro, ed essere in tal modo il centro di una rete di vaste operazioni di pagamento in tempo reale, chiamata TARGET, che aiuta i mercati finanziari dell'Unione a funzionare più efficacemente.
La BCE e la Commissione stanno lavorando insieme su un'Area unica dei pagamenti in euro (SEPA) che praticamente accelererà entro il 2010 tutte le forme di pagamento transfrontaliero in euro, senza che le spese superino quelle per i pagamenti nazionali. Attualmente soltanto i bonifici transfrontalieri non superiori a 50 000 EUR sono considerati equivalenti ai bonifici nazionali ed è praticamente impossibile effettuare alcuni tipi di pagamento transfrontaliero (ad esempio gli addebiti automatici). Entro il 2010 tutto ciò cambierà grazie al SEPA, riducendo i costi per tutti, dalle grandi imprese ai genitori che desiderano inviare regolarmente denaro ai figli studenti universitari in un altro paese dell'UE.
Fonte [1]