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FOCUS - Agricoltura e pesca

La POLITICA AGRICOLA COMUNE riceve una notevole quota del bilancio comunitario. Se negli anni '70 raggiungeva quasi il 70% del bilancio dell'UE, tale quota scenderà ... segue



Domanda: Contributi e credio imposta pesca

Quando sarą operativo il credito imposta e il contrbuto alle imprese della pesca

Autore: GIUSEPPE IASEVOLI
Data: 03/02/2010 19:53

Risposta1:
Gentile Utente Le scrivo in proposito della sua richiesta di informazioni per i contributi rivolti alle imprese del settore ittico. Le segnalo i contributi del Ministero delle Politiche Agricole agli imprenditori ittici armatori di unitą di pesca. Il bando č consultabile alla pagina http://www.politicheagricole.it/NR/rdonlyres/egbgcsa7eu7bzizyoj34icsmkerjqh2ycjuvqwghop4cerasw2ke4brpisgc5cui55p4ttgunhrmo4aflo56k4y7szf/20091228_DM_e_Circ_PA_blubox_VMS_de_minimis.zip Un altro bando rivolto alle imprese che esercitano la pesca marittima č consultabile sempre sul sito www.politicheagricole.it e il link in questione č: http://www.politicheagricole.it/NR/rdonlyres/eej37xuq4ntzvwm4syswvto4fadep4ie52i2gaxqre5hvwbecei3rgp2ryp5gdcgavhmxrjnlslituwhhw2fy2hk6xe/20090409_DIM_PA_sostegno_imprese_pesca.pdf Questo č quanto in proposito.

Autore: Staff Europaforum
Data: 11/02/2010 17:07





Agricoltura Ue: in cerca del ricambio generazionale

In Europa solo il 7,6% delle aziende sono gestite da giovani di età inferiore ai 35 anni, un dato allarmante considerate le stime riguardanti la crescita della domanda alimentare. Il 5 giungo, in occasione della sessione plenaria a Bruxelles, l'eurodeputato italiano Donato Tommasi Veraldi del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (ALDE), esporrà la sua relazione sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell'attuale riforma della politica agricola comune (PAC).

Maggiori informazioni

Data: 10/06/2008 12:15


Presentazione del Focus:

La POLITICA AGRICOLA COMUNE riceve una notevole quota del bilancio comunitario. Se negli anni '70 raggiungeva quasi il 70% del bilancio dell'UE, tale quota scenderà al 34,9% nel periodo 2007-2013. Questo calo è dovuto ai risparmi consentiti dalle riforme, al trasferimento di parte della spesa agricola allo sviluppo rurale, che assorbirà il 9,7% del bilancio nello stesso periodo, ed all'espansione delle altre competenze dell'Unione europea.
Le montagne di eccedenze di burro e di carne ed i laghi di latte sono da due decenni un ricordo del passato, essendo stati spazzati via da una prima serie di riforme. Con le ulteriori riforme degli ultimi anni, gli aiuti alla produzione sono stati in gran parte sostituiti da pagamenti diretti agli agricoltori. Questi garantiscono agli agricoltori un reddito sufficiente, ma sono spesso collegati al rispetto di obiettivi più ampi, come le norme vigenti in materia di sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali, fitosanità, nonché tutela del paesaggio rurale tradizionale, dei volatili e della fauna selvatica. La PAC rappresenta anche una sicurezza finanziaria per gli agricoltori colpiti da calamità naturali o epizoozie.
Prestando maggiore attenzione all'igiene, alla qualità dei prodotti alimentari e al benessere degli animali, si risponde alle preoccupazioni secondo cui metodi di coltivazione e di allevamento più intensivi sarebbero responsabili della malattia della mucca pazza, della diossina nel latte, degli ormoni artificiali nella carne e di altre emergenze alimentari.
Il passaggio dagli aiuti alla produzione ai pagamenti diretti agli agricoltori costituisce la maggiore novità della PAC, dalla sua istituzione nel 1958. Tale passaggio avviene in modo graduale, mentre le riforme vanno progressivamente estendendosi ad un maggior numero di prodotti, come il vino, i prodotti ortofrutticoli e le banane.
Le riforme decise nel settore dello zucchero nel 2005 porteranno l'UE a non essere più il secondo esportatore del mondo, ma un importatore netto. Nel contempo i cambiamenti che si registrano nel fabbisogno della società forniscono agli agricoltori nuove opportunità di produrre zucchero, nonché cereali e altri prodotti, da utilizzare come biocarburanti o biomassa per la produzione di energia.
Passare dall'aiuto alla produzione all'aiuto agli agricoltori favorisce un commercio mondiale più equo. Offrendo un supporto agli agricoltori e non ai prodotti, si riduce il rischio di perturbare gli scambi commerciali con sovvenzioni concesse per l'esportazione della produzione eccedentaria. Questi cambiamenti hanno preparato l'UE alle discussioni tenutesi durante il ciclo di negoziati di Doha per la liberalizzazione degli scambi internazionali, in cui l'Europa si è dichiarata disposta a sopprimere integralmente entro il 2013 le sovvenzioni alle esportazioni. Anche senza un'ulteriore liberalizzazione e una ripresa dei negoziati internazionali attualmente sospesi, l'UE è già oggi il primo importatore mondiale di generi alimentari e il più vasto mercato di sbocco per le derrate alimentari del Terzo mondo.

Le prossime tappe sono:

  • semplificare le norme che regolano l'agricoltura, procedendo a una revisione della normativa, che negli ultimi cinque anni si è sviluppata in modo frammentario e disomogeneo;
  • sostituire le diverse organizzazioni del mercato e le norme relative ai vari prodotti con un'unica organizzazione del mercato e un insieme uniforme di norme;
  • collaborare con gli Stati membri per ridurre le formalità amministrative che devono espletare gli agricoltori quando richiedono un sostegno comunitario.

Più fattori di cambiamento

All'origine del cambiamento non vi sono stati soltanto il costo inquietante della PAC, la raggiunta autosufficienza alimentare e l'esigenza di una maggiore equità negli scambi internazionali. Col modernizzarsi dell'agricoltura e l'accentuarsi dell'orientamento dell'economia europea verso il terziario, il numero delle persone attive nell'agricoltura è sceso al 7%, rispetto al 20% di mezzo secolo fa. Benché nell'UE vi siano 11 milioni di agricoltori e oltre il 40% della superficie sia adibita ad usi agricoli, la sopravvivenza delle comunità rurali non può più essere data per scontata.
L'accento posto sullo sviluppo rurale dall'inizio del decennio in corso comporta maggiori investimenti a livello di silvicoltura, valorizzazione del paesaggio a fini ricreativi, biodiversità, diversificazione dell'economia rurale, protezione dell'ambiente nelle zone rurali, migliore qualità di vita e creazione di posti di lavoro.

La riforma della PAC: prospettiva a lungo termine per un'agricoltura sostenibile

Il 26 giugno 2003 i ministri europei dell'agricoltura hanno approvato una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che rivoluzionerà il modo in cui l'UE sostiene il settore agricolo. La nuova PAC sarà orientata verso gli interessi dei consumatori e dei contribuenti e, nello stesso tempo, lascerà gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. Per evitare l'abbandono della produzione, gli Stati membri possono scegliere di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione, a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. La concessione di questo nuovo "pagamento unico per azienda" sarà subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi che si renderanno reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende saranno messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali. Il Consiglio ha inoltre deciso di rivedere i settori del latte, del riso, dei cereali, del frumento duro, dei foraggi essiccati e della frutta a guscio. Al fine di rispettare gli stretti vincoli di bilancio fissati per l'UE a 25 da qui al 2013, i ministri hanno convenuto di introdurre un meccanismo di disciplina finanziaria. La riforma rafforzerà anche la posizione negoziale dell'UE nelle trattative commerciali in corso nell'ambito dell'OMC. I vari elementi della riforma sono entrati in vigore tra il 2004 e il 2005.
Gli elementi salienti della riforma della PAC in breve:

  • un pagamento unico per azienda agli agricoltori dell'UE, indipendente dalla produzione; alcuni elementi degli aiuti accoppiati possono essere mantenuti, in misura limitata, per evitare l'abbandono della produzione;
  • il pagamento sarà condizionato al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, sanità animale e vegetale e protezione degli animali, come pure all'obbligo di mantenere la terra in buone condizioni agronomiche ed ecologiche (la cosiddetta "condizionalità");
  • potenziamento della politica di sviluppo rurale, cui verranno destinati maggiori stanziamenti, nuove misure a favore dell'ambiente, della qualità e del benessere animale, nonché per aiutare gli agricoltori ad adeguarsi alle norme di produzione UE;
  • riduzione dei pagamenti diretti alle grandi aziende ("modulazione") allo scopo di finanziare la nuova politica di sviluppo rurale;
  • un meccanismo di disciplina finanziaria inteso ad impedire che venga superato il bilancio agricolo fissato fino al 2013;
  • ritocchi alla politica dei mercati agricoli

Il settore comunitario della PESCA è il terzo al mondo per importanza e fornisce ogni anno più di 7,5 milioni di tonnellate di pesce proveniente dalla pesca e dall'acquicoltura. Prevenendo il sovrasfruttamento si garantisce la riproduzione dei pesci adulti e la ricostituzione degli stock. In passato il sovrasfruttamento non solo ha portato numerosi e importanti stock ittici sull'orlo dell'estinzione, ma ha avuto anche gravi ripercussioni sull'equilibrio dell'ecosistema marino.

Le risorse ittiche costituiscono una risorsa naturale, rinnovabile e mobile, la cui riproduzione e i cui spostamenti sfuggono al nostro controllo. Si tratta di una risorsa che fa parte del patrimonio comune. Per mantenere l'attività alieutica ad un livello soddisfacente occorrono degli stock sani, il che presuppone un ambiente marino sano. Pesca e acquicoltura sono due delle principali utilizzazioni del mare, che non solo procurano un cibo sano e appetitoso, ma creano posti di lavoro oltremodo necessari nelle zone costiere e favoriscono la prosperità sociale ed economica delle regioni dell'Unione europea che dipendono dalla pesca. Tuttavia, tali attività devono essere regolamentate attraverso la cooperazione internazionale, in modo da proteggere gli ecosistemi marini e consentire il costante ripopolamento degli stock.
La politica comune della pesca deve assicurare uno sfruttamento di risorse acquatiche vive che favorisca condizioni economiche, ambientali e sociali sostenibili. A tal fine, la Comunità applica un approccio di tipo precauzionale in base al quale vengono promosse misure atte a proteggere e conservare le risorse acquatiche vive, a provvedere al loro sfruttamento sostenibile e a rendere minimo l'impatto della pesca sugli ecosistemi marini. Mira ad attuare in modo progressivo l'approccio "ecosistema" ai fini della gestione della pesca e a contribuire allo svolgimento di attività di pesca efficienti nell'ambito di un'industria della pesca e dell'acquicoltura economicamente redditizia e competitiva, garantendo un livello di vita dignitoso a quanti dipendono dalla pesca e tenendo conto degli interessi de consumatori.
Sono state concordate misure comuni nei seguenti settori:

  • Conservazione e limitazione dell'impatto della pesca sull'ambiente: per proteggere le risorse ittiche, regolamentando le quantità di pesce catturato in mare e garantendo la riproduzione del novellame nonché il rispetto delle norme.
  • Strutture e gestione della flotta: per aiutare i settori della pesca e dell'acquicoltura ad adeguare le infrastrutture e le loro organizzazioni ai vincoli imposti dalla scarsità delle risorse e dal mercato; sono previste inoltre misure intese al raggiungimento dell'equilibrio fra lo sforzo di pesca e le risorse ittiche disponibili;
  • Mercati: al fine di mantenere un'organizzazione comune di mercato per i prodotti ittici e adeguare l'offerta alla domanda, a vantaggio tanto dei produttori quanto dei consumatori;
  • Relazioni con i paesi terzi: per concludere accordi di partenariato per la pesca e condurre negoziati a livello internazionale, nell'ambito delle organizzazioni regionali e internazionali, al fine di stabilire misure comuni di conservazione per l'attività in alto mare.

Fonte [1] [2] [3]

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